Intelligenza artificiale, PHD News

Ray Kurzweil – Il padre della singolarità

Come l’AI può aiutare la tecnologia a sostegno dell’evoluzione umana.

Futurista e inventore, Ray Kurzweil, è la mente dietro la teoria della singolarità che – secondo le sue previsioni – si concretizzerà entro il 2045.

L’ultima pubblicazione di PHD, “Merge – il divario finale tra uomo e tecnologia”, affronta questa teoria proprio grazie alla collaborazione con Kurzweil.

E chi meglio di lui può aiutarci a capire meglio questa previsione?

“Il XXI secolo ha inaugurato un’era in cui il significato della vera natura dell’uomo si è arricchito e messo sempre più in discussione: la nostra specie si è liberata dalle catene della sua eredità genetica, raggiungendo livelli di intelligenza, progresso materiale e longevità del tutto inconcepibili finora.

Il rapporto costo-performance e le potenzialità dell’information technology crescono in maniera esponenziale, raddoppiando ogni anno.

Analogamente, il tasso del progresso tecnologico raddoppia a ogni decennio: ciò significa che nel ventunesimo secolo non vivremo 100 anni di progressi bensì 20.000 anni al ritmo dell’anno 2000. Entro il 2029 i computer avranno raggiunto un’intelligenza pari a quella umana. Non dovremo affrontare o competere con invasori che tenteranno di prendere il nostro posto, perché avremo iniziato a fonderci con le tecnologie intelligenti che stiamo creando.

Dal momento in cui abbiamo usato un bastone per raggiungere il ramo più alto, abbiamo poi continuato a servirci di strumenti per progredire sia dal punto di vista fisico che mentale.

E oggi, il fatto di poter prendere un dispositivo dalle nostre tasche e accedere virtualmente a tutta la conoscenza in pochi click, amplia le nostre possibilità umane.

Lo smartphone costa un milione di volte meno ed è mille volte più potente dei computer che studenti e professori condividevano al MIT, quando lo frequentavo nel 1965. Questo significa che il rapporto costo-performance si è moltiplicato di un miliardo di volte negli ultimi 50 anni, e continuerà a farlo nei prossimi 25.

Ciò che prima occupava un edificio intero, ora sta in una tasca. E ciò che ora occupa una tasca, tra 25 anni starà in una cellula ematica e sarà anche molto più potente.

Entro 20 anni saremo perfino in grado di inviare nanobot intelligenti all’interno del nostro sistema circolatorio per mantenerci in salute a livello cellulare e molecolare.

Questi robot potranno essere inseriti in modo non invasivo anche all’interno del nostro cervello attraverso i capillari, per fornire un flusso di comunicazioni wireless tra i moduli corticali e il cloud, nello stesso modo in cui già oggi estendono il proprio raggio d’azione i nostri smartphone.

Il nostro pensiero diventerà dunque un ibrido di biologico e non biologico, e invece di competere con macchine super intelligenti, ci fonderemo con loro, migliorando il nostro livello di intelligenza, il senso musicale, quello dell’umorismo, ecc. Potremo anche fare il back up della nostra mente, estendendone così l’esistenza indefinitamente.

Contrariamente a quanto si possa pensare, questo concetto non è così futuristico.

Già oggi ai pazienti affetti da Parkinson viene impiantato nel corpo un computer delle dimensioni di un pisello che si connette direttamente al cervello, consentendo di scaricare software aggiornati dall’esterno.

Esistono inoltre dispositivi grandi quanto una cellula che possono curare il diabete di tipo 1 negli animali o rilevare e distruggere le cellule cancerogene nel sangue.

Tra 25 anni queste tecnologie saranno un miliardo di volte più efficaci, proprio perché la loro capacità e il rapporto costo-performance raddoppia in meno di un anno.

Le conseguenze sociali e filosofiche di questi cambiamenti saranno profonde, e le minacce derivanti altrettanto significative, alla fine ci fonderemo con le macchine, vivremo per sempre e saremo un miliardo di volte più intelligenti. Tutto entro i prossimi 30 anni.”

 

Estratto da Merge – il divario finale tra uomo e tecnologia

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