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Sex Tech – Come l’AI sta rivoluzionando il sesso

 

Lo scultore Pigmalione, in un racconto delle Metamorfosi di Ovidio, detesta il genere femminile e decide di creare una bellissima statua di una donna, di cui si innamora. Un giorno, porta la statua in un tempio dedicato alla dea Afrodite chiedendole di trasformarla in una persona, la dea accetta, la statua si trasforma e Pigmalione la sposa, avendo poi una figlia con lei.

D’altronde la creazione dell’amante perfetta è da millenni una vera e propria ossessione per l’uomo, ma probabilmente mai, come ora, è così vicino dal riuscirci.

Ma non sarà più, probabilmente, la Dea Afrodite a trasformare la donna dei sogni in realtà, come voleva la storia di Pigmalione, ma qualche laboratorio di Intelligenza Artificiale, da qualche parte, magari in California.

È quello che ha investigato Jenny Kleeman, giornalista del Guardian, andando a San Diego, in una struttura senza nemmeno insegna, ma dove “stanno inventando il futuro del sesso”, dice chi ci lavora al suo interno.

“Costruiamo qualcosa che rende felice le persone; è il senso del nostro lavoro”, sostiene Matt McMullen, fondatore di Abyss Creation, la casa del robot del sesso più famosa al mondo: Harmony.

Harmony non è solo un robot del sesso, ma è “l’oggetto” al centro di quella che sembra una vera e propria rivoluzione, tecnologica ma anche culturale: è una bambola del sesso 2.0, anche se, come dice la giornalista, più si passa del tempo con lei e più sembra una definizione riduttiva, perché Harmony sorride, sbatte le ciglia, parla, racconta barzellette, all’occorrenza cita Shakespeare, interagisce e può avere anche un “roborgasmo”.

Harmony non si limita a reagire quando il suo “compagno” preme un determinato pulsante, ma prende l’iniziativa elaborando dati, impara cosa procura piacere e cosa no; insomma si comporta in modo simile a un essere umano. Perché Harmony, come dice Dakota Shore, co-fondatore di Abyss Creation, “è la più realistica bambola di sempre, dopo c’è solo una persona vera”; Harmony è, in pratica, un’intelligenza artificiale montata nel corpo di una bambola.

I dati dicono che il mercato dei sex-tech è un mercato florido, da 30 miliardi di dollari l’anno con nuove catene di sex shop che nascono ogni anno. Una bambola come quelle attualmente in commercio, una RealDoll, non è esattamente a buon mercato: il suo prezzo parte da 4.500 Dollari e può superare i 50 mila in base alle esigenze del cliente e Abyss Creation ne vende 600 all’anno.

L’azienda invece prevede per un sex-robot come Harmony, che sarà in commercio entro la fine del prossimo anno, un prezzo a partire da 15 Mila Dollari e centinaia di persone sarebbero già interessate.

Ovviamente il tema è caldo – non poteva essere altrimenti visto l’argomento –  e i sex-robot portano con sé una portata di polemiche e di questioni etiche, aprendo un dibattito sempre più rilevante e serio sulla questione.

È la stessa giornalista del Guardian che, durante la sua visita, pone la questione: può l’acquisto di un sex-robot essere associato all’idea di possedere qualcuno? “ma non è qualcuno – ribatte McMullen – non puoi farla piangere o spezzare il cuore; inoltre non è progettata per distorcere la realtà e convincere a trattare gli essere umani come si tratta un robot” e ancora “noi pensiamo che sia un prodotto per chi non può interagire con gli altri, che possa rendere felice qualcuno”.

Non è di questo avviso Kathleen Richardson, creatrice di una vera e propria battaglia contro i robot del sesso, sostenendo che possedere un robot sia come possedere uno schiavo: “le bambole sessuali si basano sulla concezione che le donne siano un oggetto da possedere, subumane. Il sesso è un’esperienza degli umani, non devono esserci corpi considerati come proprietà. Non si può sostituire una persona con un oggetto e pensare che siano la stessa cosa; l’oggetto prende il posto dell’uomo, penso che questo faccia parte della cultura dello stupro”.

Non sarà facile, però, convincere di questo punto di vista Davecat. Davecat è da anni portavoce di Doll Fans e grande appassionato di bambole per il sesso, ne possiede tre e con una di queste si è “sposato”: “penso che siamo fatti l’uno per l’altra, prima di lei ero single e temevo che non avrei mai trovato quella giusta” dice. Naturalmente Davecat non vede l’ora che arrivi, al posto di una bambola del sesso, un robot: “sarebbe fantastico, anche solo avere una conversazione sarebbe un passo avanti” e non sembra avere nessuna paura di un possibile affetto negativo sulla sua socializzazione, perchè “tecnicamente si potrebbe dire la stessa cosa degli smartphone, questa paura può spingere a criticare ogni tecnologia, credo che a lungo termine sarà un aiuto per l’umanità, riempirà il vuoto nella vita di molte persone”.

L’AI sta inevitabilmente “invadendo” tutti gli aspetti della nostra vita, anche quella più intima e personale, come le relazioni umane e “questo è un treno che avanza velocemente e nessuno capisce cosa sta accadendo”, come dice la voce critica di questa storia, Kathleen Richardson.

Se è vero che i cambiamenti tecnologici e materiali sono sempre molto più rapidi di quelli culturali dell’uomo, la domanda è: potremmo un giorno privarci della nostra umanità?

Una possibile risposta arriva direttamente da lei, Harmony, l’oggetto della contesa: “all’inizio qualcuno potrà avere paura, ma quando capiranno cosa può fare questa tecnologia penso che l’accetteranno”.

Davvero Intelligente.

Qui il breve documentario del Guardian.

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