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Internet of Things: la frontiera della crescita di domani

Il 21 aprile si è tenuto presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca il convegno: “l’Internet of Things – oltre gli oggetti verso i servizi”.

 

COSA SI INTENDE PER INTERNET OF THINGS?

Sempre più spesso si sente parlare di Internet of Things (IoT). Si tratta di una grande rete di connessioni, dove oggetti e luoghi reali si scambiano informazioni attraverso la rete per migliorare la qualità della vita di tutti. Questi prodotti e ambienti possono essere: elettrodomestici, automobili, telecamere, elementi di arredo, radio, qualsiasi cosa purché sia provvista di un software specifico per svolgere il loro compito smart.

L’IoT può avere moltissimi campi di applicazione, tutto può essere intelligente. Smart city, smart home e building, smart mobility, smart manufacturing, smart agriculture, sono solo alcuni esempi di come la tecnologia innovativa dell’internet delle cose può applicarsi all’economia.

IoT NEL MONDO

Secondo importanti società di ricerca, si prevede che i dispositivi intelligenti potrebbero arrivare a circa 25 miliardi entro il 2020. Inoltre, secondo l’agenzia Research and Markets, il valore del mercato dell’IoT entro il 2021 potrebbe valere 661 miliardi di dollari. Da questi semplici dati si capisce benissimo la portata economica del fenomeno: l’internet degli oggetti rappresenta un’importante opportunità di business per tutte le imprese del settore, aziende che cavalcano l’onda dell’innovazione e che lavorano per rendere questa tecnologia ancora più smart. Insomma, l’internet delle cose rappresenta oggi la frontiera della crescita di domani.

Nel 2015 le «connected things» a livello globale sono state ben 8,5 miliardi, con un incremento nel 2016 che si attesta intorno al 31%. La spesa relativa all’acquisto di oggetti connessi alla fine del 2017 dovrebbe superare i 2 trilioni di dollari, e l’automazione di strumenti e cose continuerà ad aumentare fino a raggiungere i 20,4 miliardi di oggetti intelligenti in uso nel 2020, soprattutto sui mercati di Cina, Europa occidentale e Stati Uniti.

ITALIA: NUOVE FRONTIERE DI BUSINESS

Nel 2016, stando ai dati del rapporto redatto dalla School of Management del Politecnico di Milano, il mercato dell’IoT in Italia ha raggiunto i 2,8 miliardi di euro, più del 40% rispetto all’anno precedente. È stata una crescita dovuta principalmente, da una parte alle classiche app che sfruttano la semplice rete cellulare, pari a 1,7 miliardi di euro (+36% rispetto al 2015), dall’altra a quelle che utilizzano le più innovative tecnologie di comunicazione (Wireless, M-Bus, Bluetooth, Wi-Fi, Low Power Wide Area), pari invece all’1,1 miliardi di euro (+47% rispetto al 2015).

Fonte: Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano

 

Questi dati confermano l’importanza di questo settore nell’evoluzione digitale del nostro Paese.

Uno spaccato di come si suddivide il mondo dell’IoT. Fonte: Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano

 

SMART METERING & SMART ASSET MANAGEMENT CONQUISTANO IL PODIO

Tra i principali ambiti applicativi dello IoT occupano il primo posto lo Smart Metering e lo Smart Asset Management. In questi due campi di applicazione, le utility prevedono il monitoraggio e controllo dei consumi dell’elettricità, del gas, dell’acqua e del calore e la rilevazione di guasti, manomissioni, localizzazione, tracciabilità e gestione inventariale. Nel 2016 tale segmento ha raggiunto i 950 milioni di euro, registrando una crescita del 90% rispetto all’anno precedente.

SMART CAR & SMART CITY: VEICOLI SEMPRE PIU’ INTELLIGENTI

Le Smart Car confermano il loro secondo posto nel mercato dell’internet delle cose con 550 milioni di euro (+ 20% rispetto al totale). In termini di valore però l’aumento registrato è tuttavia leggermente inferiore rispetto a quello rilevato negli anni passati (+15% nel 2016) a causa di una drastica riduzione dei prezzi dei box GPS/GPRS, dovuta a una sempre più progressiva saturazione di tale mercato. In ottica di diffusione del numero di automobili smart i tassi di crescita sono decisamente più rilevanti, grazie principalmente alla scadenza sempre più vicina dell’obbligo normativo eCall, secondo il quale entro il 31 marzo del 2018 tutti i nuovi veicoli devono essere in grado di allertare autonomamente i servizi di soccorso in caso di incidente. A fine 2016, in Italia, le auto connesse hanno raggiunto i 7,5 milioni (+40% rispetto al 2015), di cui l’1,6 milioni (+21%, +146% rispetto al 2015) sono auto nativamente connesse e il 45% delle stesse è già stato dotato di sistema di connessione in fase di produzione.

Nei prossimi anni ci si aspetta un forte incremento del mercato delle Smart Car. L’obbligo normativo è stato solo un punto di partenza, ma il mercato sta già andando oltre. Molte case automobilistiche offrono servizi innovativi che vanno al di là della sola chiamata di emergenza, come la manutenzione predittiva, che permette di ordinare autonomamente i pezzi di ricambio in caso di guasti e la lettura dei segnali stradali che garantisca maggiore sicurezza stradale.

Un quadro relativo alla distribuzione dell’offerta delle principali case automobilistiche. Fonte: Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano

In merito agli altri ambiti applicativi, una crescita meno considerevole è avvenuta per le Smart City e lo Smart Environment, che si occupano di monitorare e gestire gli elementi di una città, come i mezzi di trasporto, l’illuminazione pubblica e l’ambiente circostante. Mancanza di risorse economiche, competenze inadeguate, una strategia poco chiara e l’assenza di una governance condivisa risultano essere i principali ostacoli all’avvio di progetti Smart City. Solo poche applicazioni hanno registrato una crescita notevole. Il trasporto pubblico e l’Illuminazione intelligente hanno attivato rispettivamente 200.000 mezzi monitorati in remoto e 650.000 pali della luce connessi. Le Smart City sono ancora in cerca d’autore e non convincono i cittadini, infatti stando a un’indagine svolta dall’Osservatorio del Politecnico di Milano inviata a oltre 700 comuni italiani con più di 15.000 abitanti è emerso che il 39% dei cittadini non ha mai sentito parlare di Smart City e l’86% si dichiara non pienamente soddisfatto dell’offerta digitale offerta dal proprio comune.

La ricerca del valore è la chiave per superare le criticità. Una maggiore comprensione dei benefici che questi progetti potrebbero apportare potrebbe contribuire a superare le barriere che continuano, almeno per ora, a ostacolare lo sviluppo del segmento relativo alle Smart City e allo Smart Environment.

SMART BUILDING: SICUREZZA AL PRIMO POSTO

Un ambito che invece continua a svilupparsi è quello dello Smart Building (510 milioni di euro, +45% rispetto al 2015): si tratta soprattutto di soluzioni legate alla sicurezza negli edifici che consentono il monitoraggio degli ambienti da remoto, per esempio tramite video sorveglianza e la ricezione di notifiche a fronte di allarmi o situazioni sospette.

SMART HOME: UN MERCATO SEMPRE Più DINAMICO

Anche la Smart Home e l’Industrial Iot stanno crescendo. In particolar modo il 2016 è stato un anno di grandi novità, con particolare attenzione per le applicazioni relative alla sicurezza nelle abitazioni (82% del mercato Smart Home). Analizzando le vendite registrate in Italia e all’estero riguardo la gamma di prodotti per case connesse è emerso che ben il 31% delle oltre 290 soluzioni censite è formato da videocamere di sorveglianza, serrature, videocitofoni connessi e sensori in movimento. Parallelamente a tale crescita, anche le soluzioni DIY, in cui l’installazione del prodotto può essere svolta autonomamente dall’utente finale, sono aumentate (68% delle soluzioni censite).

Progressivamente stanno entrando nuovi attori nell’offerta delle “case connesse” e stanno proliferando canali di vendita alternativi. Una novità importante è stata proprio l’ingresso di grandi OTT (Over-The-Top) all’interno del mercato, quali Google ed Amazon. Fin ora infatti le soluzioni per la “casa connessa” sono sempre state primariamente sviluppate da startup e aziende affermate. L’ingresso di nuovi grandi player sta contribuendo alla dinamicità del mercato stesso in Italia e i punti di contatto con i consumatori sono aumentati: retailer, eretailer, utility e telco si affiancano alla filiera tradizionale e al canale delle assicurazioni, offrendo soluzioni per una casa sempre più smart.

“ La formazione degli addetti alla vendita e la comunicazione sono i punti principali sui cui lavorare e far leva per veicolare al meglio gli oggetti connessi nelle abitazioni degli italiani ” Fonte: Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano

Un vero tema sarà l’affiancamento dell’offerta di prodotti connessi per la Smart Home a quella dei servizi. Le telco iniziano a vendere direttamente prodotti connessi associando a tale offerta un abbonamento per la connettività. Tuttavia la maggior parte degli italiani dichiara di non ritenersi ancora pronta a rinunciare all’installazione di prodotti smart da parte di un professionista. Al contempo crescono le preoccupazioni legate alla privacy e alla Cyber Security. Stando a una ricerca effettuata dal Politecnico di Milano in collaborazione con Doxa, il 67% dei rispondenti si dichiara preoccupato per i rischi di accesso e controllo degli oggetti da parte di malintenzionati mentre il 50% afferma di essere in attesa di soluzioni tecnologicamente più mature.

 

L’internet of things rappresenta un trend che sta raccogliendo un interesse crescente nelle aziende perché offre loro l’opportunità di avere dati fondamentali sulle persone e le loro abitudini, che possono essere un ottimo spunto per migliorare il proprio business. Risulta perciò essere un trend da cavalcare!

Stay tuned!

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