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Ad blocking: cosa vogliono gli utenti?

Un fenomeno in crescita da contrastare attraverso lo studio e la comprensione delle esigenze degli utenti.

Ultimamente ne sentiamo parlare di meno ma il fenomeno è in continua crescita. Per ragioni diverse l’ad blocking è sempre più diffuso e gli utenti (desktop e mobile) sembrano essere ben disposti a portare avanti questa battaglia contro la pubblicità online.

Le stime parlano chiaro, a livello globale circa l’11% degli utenti internet desktop ha dichiarato di utilizzare servizi di “blocco” della pubblicità durante la navigazione online. Per l’Italia il dato è addirittura sopra la media, arrivando attorno al 13% (dato che secondo altre fonti ormai ruota attorno al 17%).

A questi numeri vanno aggiunti quelli sull’awareness, non più limitata soltanto agli utilizzatori “forti” di internet. Il trend cresce costante anno su anno e oggi il 38% degli utenti mondiali di internet sa esattamente in cosa consiste l’ad blocking, con l’Italia che segue a circa il 31%.

 

Fonte: Global WebIndex – Italian data_ Q3 2014 – Q4 2016

 

I sistemi di blocking spesso si presentano come estensioni compatibili con gran parte dei browser, puntando sulla facilità di utilizzo. Il fatto di essere considerati come gadget “tech-savy” e la frustrazione di alcuni utenti per la continua esposizione ad annunci pubblicitari, ha fatto sì che questi sistemi abbiano in pratica guadagnato la fama di oggetti da avere assolutamente (must-have).

Come detto, la pratica del blocco della pubblicità è ormai un comportamento consolidato in tutte la parti del mondo. Il picco principale viene raggiunto nel Nord America, in particolare il Canada sembra essere la nazione più incline a rifiutare l’adv sul proprio computer. Dati alla mano (sempre a livello global) si vede chiaramente, invece, come in Cina il fenomeno sia estremamente diffuso su mobile.

 

Fonte: Global WebIndex – Italian data_ Q3 2014 – Q4 2016

 

Un ulteriore spunto di riflessione riguarda le motivazioni per cui i software di blocking si stanno diffondendo così rapidamente. Infatti, se inizialmente si potrebbe pensare che è tutto legato allo stop degli annunci pubblicitari, analizzando i dati si scopre che la principale preoccupazione riguarda virus e malware (30%)  mentre l’eccessivo numero di pubblicità è attorno solamente al 14%.

Conoscenza e utilizzo dei sistemi di blocking sono, però, collegati direttamente con l’età degli utenti. Secondo un studio di Global WebIndex il 40% dei rispondenti è compreso tra i 16 e i 24 anni e il 36% tra i 25 e 34.

I giovani, che sono i principali utilizzatori del web, sono allo stesso tempo i principali promotori del blocco degli annunci pubblicitari online. Secondo la loro percezione è evidente che le pubblicità minano i loro tanto amati e ricercati contenuti online. Quello che non è chiaro, forse, è che senza pubblicità gran parte dei contenuti sarebbero impossibili da rendere fruibili gratuitamente e di conseguenza liberamente.

Il tema è attuale e particolarmente caldo e chi si occupa direttamente di media è chiamato a rispondere trovando nuove soluzioni e spunti di riflessione. Il dibattito è ormai aperto da tempo e le soluzioni devono essere trovate in modo integrato dal punto di vista creativo, delle concessionarie e dei centri media.

Le creatività vengono erogate in formati diversi, alcuni più accettati di altri (per esempio i formati native). In alcuni paesi (come Francia, Germania, Spagna) è emerso che la pubblicità in sé non rappresenta un problema ma deve essere garantita la possibilità di chiudere o mandare avanti un eventuale annuncio ritenuto non interessante o pertinente.

IAB ha avviato un tavolo di lavoro per definire un White Paper sul fenomeno dell’ad blocking. Verranno studiate dimensioni, dinamiche e le conseguenze di questo fenomeno e degli strumenti di ad blocking, offrendo un quadro e una stima dell’impatto per il mercato pubblicitario online. IAB si impegna a garantire per gli utenti la presenza online di contenuti pubblicitari che siano rispettosi della loro esperienza di fruizione, e che possano offrire un valore aggiunto perché rilevanti e interessanti per gli utenti stessi.

In fin dei conti internet è anche questo, garantisce la libertà di informazione e la scelta dei contenuti che ognuno di noi vuole fruire.

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