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Verona incontra l’Intelligenza Artificiale. Presenta PHD

L’evoluzione di una nuova tecnologia è il processo incerto per eccellenza. Soprattutto quando la tecnologia in questione è disruptive, ovvero rappresenta un passo in avanti così ampio da segnare un punto di rottura col passato. Tuttavia, sebbene l’affermazione su ampia scala di una particolare innovazione sia in dubbio, non lo sono i vari step della sua adozione: nel 1962, il professore di sociologia Everett Rogers, basandosi su diversi studi precedenti, ha teorizzato nel suo libro Diffusion of Innovations, la curva che porta il suo nome e che raffigura le varie fasi di diffusione delle innovazioni.

Per gli appassionati di matematica, la curva ha la forma di una gaussiana. Per chi va meno d’accordo coi numeri, agevolo con un’immagine:

L’immagine indica l’adozione di una nuova tecnologia, nel tempo, da parte dei diversi “gruppi di utenti”. Questo “path” è comune a tutte le innovazioni, anche all’intelligenza artificiale, ovvero quella che si presenta come la più grande rivoluzione tecnologica della nostra era.

Il suo sviluppo è in larga parte merito della immensa quantità di dati che oggi siamo in grado di produrre, raccogliere, ordinare e processare (il 90% dei dati che oggi abbiamo a disposizione, sono stati prodotti negli ultimi 2 anni – Fonte IBM). Come l’utilizzo di questi dati e questa tecnologia stanno cambiando e cambieranno le nostre vite e quale strada le aziende devono iniziare a percorrere è ciò di cui si è parlato a Verona.

L’intervento iniziale di Marco Girelli, CEO di Omincom Media Group e PHD, che ha ipotizzato quale “forma” avrà il nostro futuro, ha fatto da apripista a Emanuele Giraldi, Head of Business Development di Omnicom Media Group, che, grazie anche a una carrellata di startup direttamente dal CES di Las Vegas, ha affrontato il tema della crescita esponenziale. Si tratta del tasso di espansione che caratterizza ogni tecnologia che si è imposta finora a livello globale in tempi rapidi e delle aziende che la hanno adottata (definite, appunto, Exponential Organizations). L’aspetto negativo, per qualcuno, di questi modelli è l’elevata difficoltà di predizione del futuro: nei primi anni ’80, McKinsey consigliò ad AT&T di non entrare nel business della telefonia mobile, costando alla società cliente la perdita di una delle più grandi opportunità commerciali del secolo. Il motivo alla base dell’errore fu semplicemente l’applicazione di un modello predittivo lineare a un mercato che cresceva esponenzialmente.

Crescita rapida, flessibilità, incertezza sono tutte caratteristiche del mercato in cui ogni giorno operiamo che insieme aumentano il rischio ma anche l’altra faccia della sua medaglia, le opportunità. Raccoglierle sarà la sfida che PHD, come molte altre aziende, dovrà affrontare, posizionandosi nella parte iniziale della curva di Rogers, tra gli innovatori, per fornire soluzioni efficaci ai propri clienti che sfruttino i dati a disposizione in maniera proficua e intelligente. L’intervento di Vittorio Bucci, Managing Director di PHD, ha posto l’accento proprio su questo ultimo punto. A provare che ciò di cui parliamo non è un’immagine lontana che fatichiamo a mettere a fuoco, bensì applicazioni concrete già entrate nella nostra quotidianità quasi senza che ce ne accorgessimo, Irene Montone e Luciano Cantoni, rispettivamente Head of Media Agency e Head of Branding and Performance, hanno dato una piccola dimostrazione dei vari servizi marchiati Google che già adottano il machine learning per migliorare i propri output e fornire un’esperienza sempre migliore ai propri utenti.

Il ciclo di eventi targati “Evolutionary” è un modo per guardare attraverso la nostra lente i cambiamenti che si stanno profilando all’orizzonte, per condividere idee e visione del futuro, per non essere impreparati e non venire travolti da ciò che accadrà, ma costruire il mondo che verrà. Finding a better way.

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