Intelligenza artificiale

AI Revolution: intervista a Riccardo Staglianò

Per il ciclo di interviste AI Revolution, il punto di vista di Riccardo Staglianò, autore del libro: “Al posto tuo – Così web e robot ci stanno rubando il lavoro”.

La copertina del libro “Al posto tuo”

 

Come argomenta nel suo libro, “Al Posto Tuo”, uscito quest’anno per Einaudi, siamo di fronte a un’economia che sarà sempre più in grado di generare ricchezza senza lavoro “umano”. I robot stanno sostituendo l’uomo in molte professioni e gli scenari sui prossimi anni ci dicono che sono molte le professioni a rischio, anche quelle intellettuali. Ci aspetta un futuro senza lavoro? Quanto dobbiamo essere preoccupati?

 

A sentire Carl Frey e Michael Osborne, i due ricercatori di Oxford autori di The Future of Employment, il citatissimo paper del 2013, entro il 2033 circa la metà (47%) delle occupazioni attualmente esistenti negli Stati Uniti sono ad alto rischio di automazione. Stando alla loro stima, direi molto preoccupati. Poi, dopo la pubblicazione del mio libro, sono usciti altri studi che riducono quella percentuale. Il dato più importante resta uno e uno solo: tutti gli studi, e le stime degli economisti più importanti, hanno davanti il segno meno. All’ultimo World economic forum di Davos hanno parlato di 5 milioni di posti persi, McKinsey di 7, l’economista capo della Bank of England 15 e così via. Il saldo tra lavori creati e distrutti è comunque pesantemente negativo.

 

L’antidoto qual è? Vanno posti dei limiti? Se sì, a livello tecnologico o politico/istituzionale/normativo?

 

La tecnologia non si ferma: se una cosa può essere automatizzata, lo sarà. E con i recenti sviluppi del machine learning, per cui le macchine imparano da loro stesse, anche i compiti a maggior contenuto cognitivo potranno essere parzialmente o interamente automatizzati. Quindi deve intervenire la politica, disegnando il futuro che vuole. Nel libro racconto, da una parte, di una fabbrica tedesca che, con fortissime iniezioni tecnologiche, non solo non ha licenziato nessuno ma ha addirittura aumentato gli stipendi degli operai. Dall’altra della cinese Foxconn, la più grande produttrice di elettronica di consumo del mondo, che ha recentemente licenziato 60 mila operai sostituendoli con i robot. Bisogna decidere da che parte vogliamo andare.

 

Quante applicazioni ‘consumer’ che interessano la vita di tutti i giorni può avere l’intelligenza artificiale?

 

Dalle più banali, come fare il biglietto del treno con una app, di fatto decretando la fine dei bigliettai umani, a quelle più complesse, come gli assistenti virtuali che vi dicono quando e dove investire, togliendo la terra sotto ai piedi dei consulenti finanziari. Ma è una lista fatalmente provvisoria che ognuno può aggiornare da sé, basta fermarsi a pensare un attimo: questa cosa che oggi mi faccio da solo, una volta dava lavoro a un essere umano? La risposta, il più delle volte, è sì.

 

L’intelligenza artificiale può costituire una minaccia per l’uomo come indicato da alcuni illustri pensatori (Stephen Hawking, Bill Gates, Elon Musk, Steve Wozniak solo per indicarne alcuni)?

 

Tutti questi eminenti tecnologi hanno sottoscritto una celebre lettera aperta sui rischi di un’intelligenza artificiale senza limiti. Da buoni ‘visionari’ sono più preoccupati dalle conseguenze di lungo termine – il software che supera l’uomo quanto a intelligenza, finendo per comandarlo – che da quelle di breve termine, come la perdita massiccia di posti di lavoro, di cui mi occupo io e sempre più osservatori nel mondo.  A questo proposito cito una vecchia massima dell’economista più grande di tutti i tempi, John Maynard Keynes (che aveva tra l’altro coniato il termine di ‘disoccupazione tecnologica’): “In the long run we’ll all be dead”, nel lungo periodo saremo tutti morti. Preoccupiamoci intanto, sul serio, delle conseguenze che possiamo subire domani o tra cinque anni.

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