Sharing Economy

Come la Sharing Economy cambierà il business dei brand

La dimensione globale della Sharing Economy cresce quotidianamente non solo in termini di volumi di mercato ma anche nel numero di settori che vengono colpiti da questa rivoluzione inarrestabile: dal mondo della ricettività, radicalmente sconvolto da Airbnb, ai trasporti, in cui il solo servizio di carsharing BlaBlaCar conta una community di più di 40 milioni di utenti, passando per la ristorazione, cambiata dal fenomeno del social eating in forte crescita (in Italia la piattaforma Gnammo registra più di 400mila gnammers), fino alla finanza, innovata dal peer-to-peer lending che grazie ad aziende come l’italiana Prestiamoci sta disintermediando le istituzioni finanziarie, idem per il mondo del private equity in cui il crowdfunding è ormai un canale consolidato di finanziamento per le aziende. Oltre agli effetti immediati che queste innovazioni stanno generando, quali saranno i cambiamenti di lungo periodo?

 

Esperienze vs Acquisti

Un recente articolo del magazine Bright Side, riprendendo uno studio pubblicato su Science nel 2010 dagli psicologi Matthew Killingsworth e Daniel Gilbert, sottolinea la maggiore rilevanza delle “esperienze” rispetto all’acquisto degli oggetti nel raggiungimento della felicità e dell’affermazione personale: acquistare un’auto, o l’ultimo modello di iPhone, genera un piacere inferiore rispetto a viaggiare, ad esempio. Ciò si sta traducendo in una evoluzione nelle scelte dei consumatori più giovani, sospinta dalla crisi economica e da fenomeni proprio come la sharing economy. I millennials, infatti, acquistano meno automobili e meno case rispetto alle generazioni precedenti. Sebbene ci sia un dibattito in corso riguardo l’analisi dei dati a disposizione, più che altro basato sulla mancanza di una datazione condivisa della Generazione Y, uno studio pubblicato da Goldman Sachs conferma quanto finora affermato. Il 30% degli intervistati infatti non intende acquistare un’auto e un ulteriore 25% ne acquisterebbe una solo se strettamente necessario.

Fonte www.goldmansachs.com

 

Da aziende di prodotto ad aziende di servizi

“Nel giro di 25 anni da ora, il car sharing sarà la norma e possedere un’auto una anomalia” affermava circa un anno fa lo scrittore Jeremy Rifkin. Cosa accadrà, allora, ai produttori che noi tutti conosciamo? Ho provato a immaginare alcuni scenari:

Dal B2C al B2B – i produttori di auto smetteranno di vendere auto ai privati e forniranno solo vetture a compagnie come Uber che offriranno i servizi di trasporto ai privati

Sharing B2C – Donald Shoup, professore presso la UCLA, nel 2005 affermava nello studio “Pay as you park” che ogni auto privata rimane parcheggiata mediamente per il 95% della sua vita utile. Nel luglio scorso, Elon Musk doveva avere in mente (anche) questo dato quando ha annunciato che in futuro chiunque potrà permettersi una Tesla: basterà lasciar “lavorare” le auto nei momenti in cui sono inutilizzate, mettendole a disposizione degli altri. A sostenere questa visione, ovviamente, c’è la sempre più reale tecnologia driverless che consentirà alle auto di muoversi anche senza pilota.

Da aziende di prodotto ad aziende di servizi – qualunque dovesse essere in futuro la dotazione tecnologica delle macchine, in presenza di una diminuzione degli acquisti in favore di una più ampia domanda di semplice utilizzo del mezzo, i produttori potrebbero decidere di modificare il proprio business model puntando sul car sharing. In molte città d’Europa, Milano compresa, Mercedes col propri Car2Go e BMW con il servizio Drive Now stanno proprio affacciandosi a questo mondo.

E la comunicazione?

In un mondo in cui nessuno acquista più un’auto, cosa e come comunicheranno i brand? Il mercato dell’auto potrebbe subire una sorta di commodification: nei trasporti quotidiani, con servizi di car-sharing, a chi interessano il design o le prestazioni dell’auto? A chi interessa la marca dell’auto? L’intero modo di comunicare dell’industria dell’automobile potrebbe rivoluzionarsi abbandonando i canoni tradizionali per conquistare il cliente attraverso nuove leve. Il rispetto dell’ambiente, ad esempio, o la disponibilità di servizi accessori che avranno una rilevanza sempre maggiore come la connettività.

Non ci resta che prendere parte al cambiamento.

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