PHD News, Sharing Economy

Cosa succederà domani? Le visioni digitali di PHD al festival della crescita

Siamo stati alla seconda tappa della nuova edizione itinerante del Festival della Crescita, con il contributo ‘visionario’ e un po’ immaginifico di Daniela Della Riva, Strategic Director di PHD Italia.

Per chi non sapesse di cosa sto parlando, si tratta di un progetto dell’Istituto di ricerca e consulenza Future Concept Lab che elabora scenari globali socio-culturali definendo orientamenti strategici, con un occhio sempre attento all’innovazione. In questa cornice, sempre pronti alle incursioni nel nuovo, PHD non può che riconoscersi come una realtà perfettamente in linea con un festival che guarda al futuro, tanto da partecipare sia come “ambasciatore” che come partner dell’iniziativa con l’intento di condividere idee, immaginari, pratiche e soluzioni concrete insieme ad altri protagonisti della crescita sostenibile e dello sviluppo del nostro Paese. Scenari, performance, visioni: questi i temi, per puntare al domani e crederci, diventare grandi, crescere come esseri umani e come aziende.

Accettiamo dunque la sfida di apportare il nostro contributo culturale e creativo, fossero anche solo spunti di un pensiero divergente, e giovedì 28 aprile andiamo a Bologna dove all’interno della sessione dedicata ai “Dialoghi sul ritmo dell’innovazione”, Daniela ha tenuto un interessante discorso aprendo con l’analogia tra il mondo digitale e il fantastico Paese delle Meraviglie di Alice. Ascoltando le sue parole, mi balza subito alla mente una celebre frase di Sir Arthur C. Clarke “Ogni tecnologia adeguatamente sofisticata è indistinguibile dalla magia“, e il digitale ne è l’elemento propulsore, che supera le barriere, va oltre, facendo a volte anche un po’ paura (pensiamo per esempio alla delicata questione della privacy).

Il digitale segna insomma l’inizio di una terza rivoluzione industriale, è il vero motore dello sviluppo, ed è il tema oggi centrale per tutti i Paesi economicamente avanzati. È un mondo in continua trasformazione, che ci sorprende, affascina, stupisce continuamente e progredisce a un ritmo vertiginoso. Cosa succederà domani?

Molti sono i nuovi modelli e gli scenari, ma è sui grandi temi della conoscenza e dell’innovazione che si costruiscono le grandi opportunità di crescita: condivisione, interazione, real time e Intelligenza Artificiale ne sono i principali pilastri. Partiamo dalla condivisione, che è un sentimento ed un bisogno insito in ognuno di noi ed è lo stesso alla base della Sharing Economy (il futuro dell’economia?): il digitale mette a disposizione una mole enorme e forse infinita di contenuti e informazioni, mettendo in crisi il concetto stesso di proprietà e possesso a favore dell’utilizzo e dell’accesso. Tutte le connessioni, anche quelle sociali, sono accelerate da internet e dalla tecnologia, alimentano la collaborazione tra le persone e danno vita a un nuovo modello ed un processo partecipato e partecipativo che rivoluziona i precedenti asset di produzione. Come infiniti sembrano essere i contenuti così anche le possibili interazioni che il digitale ci permette di instaurare in real time, qui e adesso, perché forse domani è già troppo tardi perché è già tutto cambiato. Il personaggio letterario e un po’ bizzarro del Bianconiglio ce lo ricorda col suo continuo tirare fuori l’orologio dal taschino del panciotto, dice a tutti che è tardi, non si torna più indietro.

Il digitale consente all’economia collaborativa di espandersi, rendere l’esperienza sempre più vicina e più veloce, appagando le nostre aspettative: che tutto interagisca, che le cose abbiano una relazione con noi, capiscano le nostre necessità o le possano anticipare. È l’Internet delle cose che entra nella nostra quotidianità grazie a device tecnologici sempre più connessi tra loro e che ci ripota al concetto più ampio di Intelligenza Artificiale, tema molto caro a PHD: tra non molto tempo i robot saranno parte attiva della nostra quotidianità, non pensiamo certo a quelli a nostra immagine e somiglianza della storia del cinema o della fantascienza, ma a macchine dotate di funzionalità, prestazioni, qualità e intelligenza pari se non superiore agli standard umani. Algoritmi, machine learning, è difficile individuare gli sviluppi e le applicazioni future in un mondo in cui tutto corre così velocemente. Di sicuro, l’intelligenza artificiale potrà essere impiegata per elaborare enormi quantità di dati in grado di anticipare le richieste del consumatore. Perché chi fa le regole del nuovo sistema oggi è proprio lui: il consumatore e la sua soddisfazione, sono questi gli elementi al centro del business e l’esperienza tailor-made è la nuova moneta di scambio. E per noi che ci occupiamo di comunicazione questi diventano i valori da applicare alla costruzione delle nostre strategie e azioni di marketing.

La condivisione e il fenomeno collaborativo stanno rivoluzionando intere industry. Pensiamo ad Airbnb che fa concorrenza al settore alberghiero senza possedere alcuna struttura o a Kickstarter che finanzia senza avere alcun fondo. Ciò che conta, al di là del prodotto, è l’esperienza: non una moda, un trend, ma abbiamo a che fare con un nuovo modello di business, un motore economico concreto in grado di spostare i confini ed estendersi ad ogni settore. Ma i brand tradizionali questa cosa la sanno? Le aziende hanno davvero capito cosa sta accadendo e quali possano essere le ripercussioni, le opportunità o le implicazioni per il loro business? Come si stanno rapportando alle enormi potenzialità trasformative dell’economia collaborativa?

Ecco alcune evidenze di una ricerca condotta da PHD Italia per capire se e come i brand stiano ripensando il loro approccio di marketing prendendo spunto dai nuovi modelli di condivisione: il 69% delle aziende intervistate riconosce la rilevanza del fenomeno senza però aver chiaro quale potrebbe essere il ruolo e l’applicazione della Sharing Economy all’interno del loro business; il 32% delega al consumatore un ruolo sempre più decisivo per il successo dell’azienda; per 89% la rigidità e dunque l’inadeguatezza di un sistema fondato su logiche di sviluppo e di consumo tradizionali è la prima barriera al cambiamento.

Oggi le aziende devono aprirsi a nuove direzioni di branding, nuovi modi di pensare e fare business: solo l’adozione di un pensiero non convenzionale e la tensione oltre gli asset classici potranno aiutarle a proiettarsi verso spazi inesplorati per innovare, anticipare e guidare il cambiamento.

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