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Big G detta regole “soggettive” per smuovere il mercato su evoluzioni “oggettive”

Adobe Flash, il software per la creazione di animazioni vettoriali per il web, ha giocato un ruolo chiave nella prima evoluzione di Internet. Negli ultimi dieci anni però il consumatore si è spostato progressivamente sulle piattaforme mobili, che non supportano il programma per una varietà di ragioni tecniche. I nuovi creativi stanno dunque migrando lo sviluppo creativo da Adobe Flash a HTML5 visto la sua piena compatibilità con tutti i browser e i principali dispositivi mobili.

Dopo l’annuncio in sordina a marzo, poco meno di un mese fa Google ha rilasciato l’ultimo aggiornamento di Chrome e, nei giorni a seguire, in molti hanno gridato alla svolta epocale con un misto di toni apocalittici ed evocativi. Si è parlato di giorno del giudizio della rete, una sorta di ora X dell’era digitale. Il tutto dovuto a quello che Big G aveva semplicemente definito “una pausa intelligente”, ovvero il fatto che qualsiasi contenuto in Flash non ritenuto centrale nel contenuto della pagina venga ora “stoppato”. Per gli inserzionisti questo significa che gli accattivanti annunci Flash non avranno animazione in Chrome, a meno che l’utente scelga di fare click su questi per poi fare eventualmente un secondo click ed essere re-indindirizzato alla pagina di destinazione della campagna. Lascio a voi immaginare il crollo dei benchmark, ai quali ormai purtroppo i nostri clienti sono abituati. Del resto Chrome non è l’ultimo dei browser, provare per credere!

Quest’ultimo aggiornamento non è che uno dei tanti rilasciati da Google negli ultimi mesi. Infatti, ad aprile di quest’anno il suo algoritmo di ricerca su mobile ha iniziato a privilegiare i siti ottimizzati per smartphone e tablet. Il colosso statunitense ha deciso che se un sito non risulta facilmente fruibile sul mobile finirà in basso nelle ricerche, anche se precedentemente risultava ben indicizzato e posizionato. Questo significa che vengono “ricompensati” i siti correttamente visibili e utilizzabili da mobile e viene dato maggior spazio ai risultati relativi alle app rilevanti per la ricerca dell’utente.

La decisione del motore di ricerca non è certo casuale. Tra i motivi che giustificano tale scelta ci sono numeri importanti. Solo in Italia, infatti, la diffusione degli smartphone ha raggiunto nel 2014 il 61% della popolazione e il numero di accessi a Internet da mobile ha superato quelli da desktop: il 58,5% del tempo totale speso online è su smartphone e tablet ed è generato da 15 milioni di utenti unici (tra i 18 e i 74 anni) nel giorno medio, contro i 12 che si collegano da un computer [dati Audiweb].

A questo scenario dobbiamo aggiungere l’importanza anche degli acquisti online. Una valutazione sul commercio elettronico dell’Osservatorio del Politecnico di Milano testimonia che nel 2015 le vendite tramite mobile sono in fortissima crescita (+70% vs ’14 – 1.8Mio), pari al 12% del totale dell’e-commerce rivolto ai consumatori finali.

Come tutte le novità della rete, questi cambiamenti conquistano e impauriscono allo stesso tempo. Per quanto ci riguarda, vediamo questi processi come un’opportunità per estendere il raggio di visibilità e l’influenza dei nostri clienti attraverso browser e dispositivi mobile. Naturalmente, ci rendiamo conto di dover fornire ai nostri clienti sostegno per adeguare il loro approccio a questi cambiamenti. Il nostro obiettivo è quello di creare rapidamente semplici processi di transizione.

Come realtà Media siamo propensi e curiosi verso l’innovazione, la creatività e l’analisi di nuove forme di fare comunicazione che sappiamo impatteranno il sistema dei media, il business, l’economia e la società nei prossimi anni. Noi siamo pronti e voi?

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